ed è pure della Lazio!
venerdì 7 novembre 2008
lunedì 27 ottobre 2008
mercoledì 9 luglio 2008
La piazza
Però... C'è sempre un però altrimenti non si capisce perché starei qui a scriverne... Però, dicevo, a un certo punto del film c'è un dialogo interessante.
Morgan Freeman e Jack Nicholson sono due malati terminali che disquisiscono sulla vita dopo la morte. Nicholson non ci crede, non crede che esista nulla e lo manifesta al suo amico che gli risponde così: "Se non ci fosse vita dopo la morte allora il 95% della popolazione mondiale sarebbe in errore!" Nicholson lo guarda bonariamente e gli risponde che il 95% della popolazione è SEMPRE in errore.
Così oggi pomeriggio esco di casa e prendo il 628 che mi porterà fino a piazza Navona per manifestare insieme a quella minoranza, forse destinata a rimanere tale, ma sicura che i propri principi, sanciti dalla Carta Costituzionale, siano giusti e inattacabili.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Quando leggevo questi articoli a scuola rimanevo di stucco. Pensavo: "Ma è ovvio!"
C'era bisogno di scrivere tali ovvietà e di farcele per giunta studiare? Dopo un po' di tempo mi sono reso conto che non c'era nulla di ovvio e di scontato e che quello che noi stavamo studiando era il frutto di una conquista.
E una conquista va difesa.
Sempre.
giovedì 3 luglio 2008
Andiamo in piazza?
mercoledì 4 giugno 2008
Dal 10 al 12 giugno!

Un percorso particolare ed affascinante in cui lo spettatore verrà portato nel vivo di un allestimento teatrale e potrà curiosare "da vicino" su tutto quel che si mette in atto per accendere la "scintilla magica" dell'esibizione.
con
Massimo Bartucci
Sara Camboni
Daniele Ervini
Roberto Francioni
Fabio Gallo
Giovanni Lacetera
Luca Misericordia
Manuela Montagner
Sabrina Pizzonia
Marina Schicchi
regia di
Sergio Zecca
mercoledì 28 maggio 2008
Help Desk

Estate 1991: mio fratello Antonio mi promette il mio primo computer.
Sarà un Epson 286, già abbastanza attempato per l'epoca, con 1 Mega di Ram, 20 Mega di Hard Disk, scheda video Hercules in bianco e nero, floppy da 5,25 e 3,5 HD!
Da allora di Pc ne ho cambiati tanti e ho sviluppato una certa conoscenza dei sistemi operativi: prima DOS, poi Windows, e ora Apple; conoscenza che mi ha fatto diventare per parenti, amici e colleghi un valido sostegno in caso di problemi informatici.
Ma stamattina abbiamo varcato il segno.
Oggi quando ho sentito il mio amico Franco Stefano chiedermi dove si trovasse il tasto INVIO sulla tastiera, ho capito che questi anni passati ad aiutare un bel po' di gente, sono trascorsi invano.
venerdì 23 maggio 2008
Come si cambia...

Un messaggio nella mia casella di posta di questa mattina mi invita a un fantastico party per l'estate, o non so bene cosa, in un cocktail-bar, un luogo, pare, assai cool e di tendenza.
Cito testualmente:
ingresso libero apertiticena (slurp & gnam!) amici e amiche a catena taaaaanta musica.
Peccato che in questa assolata mattinata di maggio io sia impegnato a passare aspirapolvere e lavare cancelli e zanzariere.
Peccato davvero, non per gli amici e amiche a catena (poverini)... e nemmeno per taaaaaaaanta musica (deve essere davvero tanta)... il mio rammarico più grande è proprio per l'apertiticena... niente slurp e niente gnam.
Torno alle mie finestre, ai miei lav e strofin.
lunedì 3 dicembre 2007
Di nuovo in scena!

Dall'11 al 23 dicembre al Teatro 7.
Lab 7 Project
WELCOME TO ILLUSYA
Da un'idea di Sergio Zecca.
Progetto creativo basato su un “work in progress” con gli attori e finalizzato ad uno spettacolo dove parola, suono e movimento si mixeranno con supporti audio e video. Atmosfere surreali faranno da sfondo a mille sensazioni, spaziando dal comico al riflessivo, dal fantasioso al romantico, in un posto magico in cui gli abitanti non hanno perso la capacità di sognare. C’è un universo infinito di libere emozioni nel cielo apparentemente inaccessibile di tutte quelle persone che spesso e molto superficialmente appelliamo… “strane”.
Con Silvana Costa, Teresa Dodaro, Roberto Francioni, Gianluca Mandarini, Daniele Marturano, Gianluca Mastronardi, Manuela Montagner, Simona Pettinari, Tiko Rossi Vairo e Sergio Zecca.Regia di Sergio Zecca.
Tutte le sere alle 21.00, domenica compresa. Lunedì riposo.
L'incasso delle serate verrà devoluto alla Missione T7 per il Mozambico.
Info e prenotazioni: 06.44.23.63.82.
lunedì 19 novembre 2007
Reading (4)
La Luisona
Al bar Sport non si mangia quasi mai. C’è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d’artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: “La meringa è un po’ sciupata, oggi. Sarà il caldo”. Oppure: “E’ ora di dar la polvere al krapfen”. Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva.
Subito nel bar si sparse la voce: “Hanno mangiato la Luisona!”. La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perchè il suo gesto malvagio conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un’ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori. La Luisona si era vendicata.
La particolarità di queste paste è infatti la non facile digeribilità. Quando la pasta viene ingerita, per prima cosa la granella buca l’esofago. Poi, quando la pasta arriva al fegato, questo la analizza e rinuncia, spostandosi di un colpo a sinistra e lasciandola passare. La pasta, ancora intera, percorre l’intestino e cade a terra intatta dopo pochi secondi. Se il barista non ha visto niente, potete anche rimetterla nella bacheca e andarvene.
Stafano Benni
Bar Sport
Reading (3)
La Cosa
È che l'amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita.
A volte mi sembra che tutte le civiltà consistano nel dare a qualcosa un nome che non è il suo. E poi sognare sul risultato. 'L'amore'... Non sarebbe meglio chiamarlo... 'La cosa'? Potrebbe diventare più concreto.
All'inizio io, Gabriella, l'amavo. Certo, all'inizio ho 'sempre' amato. Sì, voglio dire che ho avuto degli attimi intensissimi, che al momento sembra che ci lascino dei segni profondi, importanti. Ma 'La cosa' non è questo. O meglio, non è solo questo. 'La cosa' è trasformazione, percorso, crescita insieme... sì, per diventare un insieme solido, indistruttibile. Una radice profonda... dove l'altra persona è come un prolungamento del tuo corpo. 'La cosa'... è l'amore. No, un'altra qualità dell'amore. Una qualità che non rimpiange gli attimi perchè diventa la vita. 'La cosa' non si fa solo con la volontà. È un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino. Non so se avrò la fortuna di riuscire mai a farlo, questo patto di sangue. Forse ci vorrebbe un uomo.
Cento volte ho provato a cambiare. A ricominciare da capo. A reincarnarmi. Ma mi sono sempre reincarnato... senza di me. Eppure io guardo, io avverto, io tocco... Ma è come se sentissi di non essere niente.
Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno saputo completarmi.
Ci sarà senz'altro il modo di fare... 'La cosa'! Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini... sì, degli involucri... mai delle persone. Magari dei personaggi... personaggi affascinanti, simpatici anche... mai persone. Ma se è così... l'amore non sarà mai... 'materia', 'terra'. 'cosa'... sarà sempre qualcosa che vola... una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa... e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.
Giorgio Gaber
Il Grigio
Questi assurdi spostamenti del cuore
lunedì 12 novembre 2007
Reading (2)

Il Farfa Sgalbedrato
"Un giorno, particolarmente provati da tali esperienze, quando lo vedemmo arrivare durante una partita nacque l'idea: "Inventiamo un gioco!", ci dicemmo. "Un gioco di assoluta fantasia. Vedremo se avrà il coraggio di commentare anche questo". Ci preparammo alla bisogna. Argo arrivò, salutò, e assunse la classica posizione angolare, pronto all'intervento. Ma noi eravamo pronti. Il cartaio mescolò, fece alzare, e cominciò a distribuire le carte secondo l'estro: diede due carte al primo di mano, tre al secondo di cui una scoperta, tre scoperte al terzo e si diede due carte. Una, dopo averla vistosamente guardata, se la mise in tasca. Argo non resistette.
"Perché ti sei messo in tasca una carta?", chiese.
"È per l'eventuale promizio", rispose il cartaio.
Argo tacque, pensoso.
"Ma che gioco è?", chiese timidamente.
"Il farfa sgalbedrato", rispose il cartaio.
"Si', sgalbedrato le palle, con le cartacce che mi hai dato!", urlò uno.
Gli altri guardavano meditabondi.
Si cominciò. Il primo calò un re.
"Mingolo il re di sette", gridò il secondo gioioso "segna tre punti!".
Si commentò ampiamente del suo culo, e solo alla prima mano, anche se, notò il mingolatore, in fondo trattavasi di un mingolo semplice e non sgalbedrato. Il secondo calò un asso:
"Cavallo!", disse.
Il cartaio calò un cavallo:
"Ripuffo", osservò e diede di nuovo una mano alle carte, in maniera ancora assolutamente fantasiosa. Si calarono alcune carte a casaccio, senza commenti. Quando il secondo di mano calò un re di denari, il terzo lo copri' con una carta e gridò:
"Castrono il re".
E allora il cartaio estrasse la carta che aveva in tasca e disse:
"Controcastrono".
Gli avversari fecero il gesto di gettare le carte in tavola, che un culo cosi' non l'avevano mai visto.
"Dai dai, giocate, che la partita non è finita!", commentò benevolo il cartaio.
Altra mano di carte e ci furono alcuni spunti degni di nota, tra cui un marzapicchio rusticanò gridato ferocemente da quello che era stato controcastronato pigliando su tutte le carte in tavola, che stupì anche noi. Argo, visibilmente colpito, taceva. È che noi contavamo, alla vista di un gioco assolutamente sconosciuto, sulla sua rapida dipartita, che ci avrebbe permesso di continuare in una sana briscola o in un normale tressette, ma non avevamo fatto i conti sulla ferrea determinazione del perfetto angolare. Argo non si muoveva e noi, alla quarta partita inventata, cominciammo a perdere di lucidità e a reiterare le invenzioni, cosicché i 'ripuffo', gli 'sgalbedrato', i 'mingolo', tolto un apprezzabile 'ti sbavo il quattro' e un 'prepuzio la regina' cominciarono penosamente a ripetersi e a farsi ciclici. Fu all'ennesimo 'castrono il tuo rè', che avvenne il capolavoro. Argo, fino a quel momento in pensoso silenzio, mise una mano sul petto del castronatore e gli urlò:
"Ma come si fa a giocare cosi'? Non aveva appena sgalbedrato la regina, lui? Allora?! Allora se aspettavi il sette, che non era ancora sceso, potevi ripuffare il suo asso e facevi venti punti di mingolo e sette di sgnaffo, cosi' fai solo i tre del castrono e van fuori loro. Capito, apprendisti dilettanti?!".
Si alzò, e se ne andò, inseguito dalla sempiterna ammirazione di tutti quelli del bar".
Francesco Guccini
La legge del bar e altre comiche
lunedì 5 novembre 2007
Reading (1)

Ma tu ce l'hai un'idea?
Ma tu ce l'hai un'idea?
un'idea, dai...
quelle che c'erano una volta,
che uno si svegliava una mattina
e si accendeva la lampadina.
non ce l'hai un'idea?
Ma sì che ce l'hai,
dammela, dai,
la vendiamo alla Rai!
la facciamo fruttare!
un'idea anche elementare...
dai, un'idea originale,
non di quelle che trovi sul giornale!
o te le dà il partito...
non perché la ascolti
da uno in televisione,
non perché la senti in una canzone.
un'idea tua,
pensata da te, artigianale
come non si fa più.
Dai che ce l'hai...
sei uno che pensa anche al cesso,
tirala fuori adesso!
è il momento, ci son tante occasioni;
ho un amico che scrive canzoni:
facciamo un quarantacinque un trentatré qualcosa.
dai un'idea, anche schifosa...
ci facciamo un film!
lo so che ce l'hai un'idea.
anche due: se ne hai due insieme
ci facciamo un pastone,
venti puntate in televisione.
Dai che lo so che ce l'hai,
dai che la vendiamo, dai!
è il momento: non le ha nessuno,
fan tutti finta, son disperati,
tiran fuori bauli usati
con le idee degli anni venti
e dicon che son nuove e intelligenti.
e dai che ce l'hai...
io ne avevo una mia sai,
c'ho fatto sei libri,
è un po' logora ormai.
basta un'idea, una sola!
anche fatta di una sola parola...
ci facciamo una pubblicità:
"frizzevolissimevolmente"! eh? ti va?
Dai, se mi dai un'idea
poi diventi intellettuale
e dopo, anche senza idee,
basta che scrivi su un giornale
che non sei d'accordo
con le idee di qualcuno,
lui scrive che non è d'accordo con le tue,
e così sembra che abbiate delle idee tutti e due.
Dai, che ce l'hai un'idea...
e non quelle solite idee
che è tutto sbagliato, tutto da cambiare,
un'idea normale,
che si possa dire anche al telegiornale.
un'ideuzza, un'ideuncula, un'ideina,
un'idea piccina, anche cretina.
se domani me la vieni a portare,
ti faccio trovare il contratto da firmare.
non ce l'hai un'idea anche usata?
preconfezionata? surgelata?
facciamo un revival, facciamo un remake.
ti faccio un'offerta, ti va?
Tu mi dai una mezza idea
e le facciam pubblicità
stampa, tivù e manifesti,
in tutta la città,
vedrai che nessuno si accorge
che ne manca metà.
Stefano Benni
Ballate
mercoledì 24 ottobre 2007
Lettera a qualcuno che non esiste

Questo è quello che succede quando, in un laboratorio teatrale, dicono ad un ateo praticante di scrivere una lettera a qualcuno che non esiste.
Caro Signore,
ti chiamo Signore perché mi viene più semplice.
Signore e basta, senza specificare altro.
Certo, Signore con la "S" maiuscola... Ma sai che c'è? E' che Dio mi sembra, veramente, troppo altisonante! Magari Signore ti farà sembrare più umano...
No, non sto parlando di tuo figlio, non ti incazzare subito!
Aspetta! Non ho niente contro di lui...
E' solo che non sto parlando né di lui, né del dio dei cristiani, né di quello dei mussulmani o degli ebrei. Sto parlando di un dio senza religione, o meglio... del dio di ogni religione.
Non so perché, ma quando mi hanno detto di scrivere a qualcosa o qualcuno che non esiste, mi sei venuto in mente tu.
Niente a che vedere con le volte che mi vieni in mente quando urto contro uno spigolo o quando Rocchi sbaglia un rigore... No. Anzi, colgo l'occasione per scusarmi una volta per tutte di ogni bestemmia passata, presente... e futura. A tal proposito spero che, nella malaugurata ipotesi io mi stia sbagliando e tu, dico per dire, esistessi davvero, abbiano ragione i cattolici: in tal caso dovresti essere più propenso al perdono...
Ti stai chiedendo perché parlo della tua esistenza in termini di "malaugurata ipotesti"?
Non dovrebbe essere così? Beh, io lo dicevo per te. Perché se tu esistessi davvero, dovresti essere talmente incazzato con chi ti cita e si fa forza del tuo nome, da far sparire definitivamente la parola dio da ogni idioma conosciuto.
Insomma: se esisti davvero, sparisci.
E lasciaci, come cantava Lennon, "senza inferno sotto di noi e, sopra di noi, solo il cielo".
martedì 23 ottobre 2007
Iphone, than I am
martedì 16 ottobre 2007
lunedì 10 settembre 2007
Diario di Barcellona (Giorno 2)
Al mattino l'albergo guadagna punti: merito di una colazione ottima e abbondante.
Poi subito in marcia in maniera disordinata e sconclusionata...

Placa d'Espanya
Da non confendere con Trinità dei Monti... Sarebbe anche difficile viste queste orribili due torri in stile veneziano fatte edificare da Franco. In compenso dall'altra parte della piazza c'è l'Arena dove nel 1966 suonarono i Beatles che ora sta diventanto un centro commerciale.

Il Pavellò di Mies Van Der Rohe

Caixa Forum

Orto botanico
Ho passato ore a cercare di ricordare chi mi aveva detto di visitarlo...

Anella Olimpica
Altra bella camminata... tutta in salita!

Stadio Olimpico
Lo so... non è il campo del Barcelona... ma hanno la maglia bianca e azzurra e mi torna il sorriso.

Fondazione Mirò
Qui si esaurisce il tour de force del secondo giorno.
Una camminata interminabile e con risultati tutt'altro che soddisfacenti.
Ci rifaremo domani, intanto... Sangria!

Poi subito in marcia in maniera disordinata e sconclusionata...

Placa d'Espanya
Da non confendere con Trinità dei Monti... Sarebbe anche difficile viste queste orribili due torri in stile veneziano fatte edificare da Franco. In compenso dall'altra parte della piazza c'è l'Arena dove nel 1966 suonarono i Beatles che ora sta diventanto un centro commerciale.

Il Pavellò di Mies Van Der Rohe

Caixa Forum

Orto botanico
Ho passato ore a cercare di ricordare chi mi aveva detto di visitarlo...

Anella Olimpica
Altra bella camminata... tutta in salita!

Stadio Olimpico
Lo so... non è il campo del Barcelona... ma hanno la maglia bianca e azzurra e mi torna il sorriso.

Fondazione Mirò
Qui si esaurisce il tour de force del secondo giorno.
Una camminata interminabile e con risultati tutt'altro che soddisfacenti.
Ci rifaremo domani, intanto... Sangria!

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