mercoledì 24 ottobre 2007

Lettera a qualcuno che non esiste



Questo è quello che succede quando, in un laboratorio teatrale, dicono ad un ateo praticante di scrivere una lettera a qualcuno che non esiste.

Caro Signore,
ti chiamo Signore perché mi viene più semplice.
Signore e basta, senza specificare altro.
Certo, Signore con la "S" maiuscola... Ma sai che c'è? E' che Dio mi sembra, veramente, troppo altisonante! Magari Signore ti farà sembrare più umano...

No, non sto parlando di tuo figlio, non ti incazzare subito!
Aspetta! Non ho niente contro di lui...
E' solo che non sto parlando né di lui, né del dio dei cristiani, né di quello dei mussulmani o degli ebrei. Sto parlando di un dio senza religione, o meglio... del dio di ogni religione.

Non so perché, ma quando mi hanno detto di scrivere a qualcosa o qualcuno che non esiste, mi sei venuto in mente tu.
Niente a che vedere con le volte che mi vieni in mente quando urto contro uno spigolo o quando Rocchi sbaglia un rigore... No. Anzi, colgo l'occasione per scusarmi una volta per tutte di ogni bestemmia passata, presente... e futura. A tal proposito spero che, nella malaugurata ipotesi io mi stia sbagliando e tu, dico per dire, esistessi davvero, abbiano ragione i cattolici: in tal caso dovresti essere più propenso al perdono...

Ti stai chiedendo perché parlo della tua esistenza in termini di "malaugurata ipotesti"?
Non dovrebbe essere così? Beh, io lo dicevo per te. Perché se tu esistessi davvero, dovresti essere talmente incazzato con chi ti cita e si fa forza del tuo nome, da far sparire definitivamente la parola dio da ogni idioma conosciuto.

Insomma: se esisti davvero, sparisci.
E lasciaci, come cantava Lennon, "senza inferno sotto di noi e, sopra di noi, solo il cielo".


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