lunedì 19 aprile 2010

Uomo o campione?

Spesso si è parlato di Francesco Totti e dei suoi comportamenti in campo cercando di capire se un campione, o presunto tale, debba essere da esempio per generazioni di tifosi, o se sia lecito che, come tifoso, possa trascendere con i suoi atteggiamenti provocatori.

Insomma: campione/esempio o uomo/tifoso?

Prendiamo in analisi la prima ipotesi, ossia campione/esempio. Facile a dirsi: esempio non è mai stato, nonostante il suo entourage si prodighi nell'intento di farlo partecipare ad iniziative umanitarie e, soprattutto, nel farcelo sapere a reti unificate, e campione, nel senso stretto del termine, non è più dato che ormai, per vincere un derby, la sua squadra deve fare a meno di lui.

Non rimane che l'ipotesi tifoso/uomo. Questa sembrerebbe la più accreditata: in fondo come un tifoso qualunque (e si badi bene, non in tono offensivo) entra in campo e si fa beffe della parte avversa.

In fondo un comportamento simile è stato tenuto in passato da altri giocatori simbolo della Lazio: si pensi al dito di Chinaglia ed alle stravaganze di Di Canio.

Quindi uomo/tifoso? Non proprio, non al 100%.

Gli esempi riguardanti il centravanti della squadra di Maestrelli ed il figliol prodigo di ritorno da lungo peregrinare non fanno al nostro caso. Quest'ultimi infatti, dopo le loro "malefatte" che li spodestavano dal ruolo di campione esemplare per relegarli per sempre tra i tifosi, uomini ed in quanto tali non infallibili, MAI si sarebbero sognati di chiedere scusa in maniera così ipocrita.

Quindi uomo/tifoso al 50%?
Quasi: tifoso al 100% (innegabile), uomo nemmeno un po'.
Rimangono, per citare Sciascia, " i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà...".
A voi la scelta.